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Scavi e manomissioni antropiche

 

La storia “sotterranea” dell’abitato di Capurso e’ quella comune a molti altri abitati di antico insediamento, sorti in aree in cui le caratteristiche dei terreni hanno favorito, nel corso del tempo, l’intervento antropico.

Infatti, dove sono presenti affioramenti di adeguato spessore di rocce tenere (ad es. calcareniti, tufi vulcanici, arenarie), facilmente scavabili e dotate di caratteristiche geotecniche tali da renderle ottimi materiali da costruzione, la manomissione del sottosuolo da parte dell’uomo e’ stata rilevante.
In pratica, si estraeva dal sottosuolo cio’ che serviva per costruire in superficie ed il vuoto lasciato veniva utilizzato, generalmente, come cantina a servizio delle abitazioni. Dati raccolti alla letteratura esistente sulla storia dell’abitato di Capurso (19,16,15) e osservazioni dirette di alcuni Ipogei consentono di individuare le tipologie di cavita’ riportate nel seguito:
A) vani sotterranei appartamenti al “Castello” e fossati a carattere difensivo:
l’area di piazza Gramsci, fino al 1944 era occupata dal palazzo rinascimentale ex-baronale, a sua volta sorto sui resti del castello normanno.
I vani sotterranei, adibiti a mulini, erano situati in corrispondenza della parte occidentale del palazzo, altri di quella settentrionale. Un altro vano sotterraneo aveva l’accesso all’incirca in corrispondenza dello spigolo nord-orientale del mercato coperto che, attualmente, occupa una parte dell’area della piazza.
Inoltre, entro le fondamenta del Palazzo, si sviluppava un condotto sotterraneo di cui esiste un riferimento in una Delibera Decurionale del 1845 relativa alla sua concionatura. Infine, un fossato che conduceva ad una “grotta” circondava il Palazzo ex-Baronale e, probabilmente, ne esisteva un altro fuori delle mura della citta’;
B) itinerario sotterraneo di collegamento tra il Castello e la chiesa d’Ognissanti:
anche a Capurso la tradizione vuole che il Castello fosse dotato di una galleria sotterranea ad uso del signore feudale. Attraverso l’attuale via d’Alba, la galleria collegava la citta’ di Capurso alla Chiesa d’Ognissanti, fuori dalle mura della citta’. Molti cittadini dicono di averla vista o di avervici giocato da bambini, ma pare che nessuno l’abbia percorsa per intero. Cosi’ come accade in tutti i paesi dove esiste questa tradizione, la sua esistenza rimane in bilico tra realta’ e leggenda;
C) Cisterne:
la mancanza di una rete idrografica superficiale, ben canalizzata ed a regime costante, e l’assenza di sorgenti o di falde idriche superficiali, rendeva necessaria la costruzione di cisterne per la raccolta e la conservazione dell’acqua. Queste venivano scavate, prevalentemente, nelle calcareniti e approfondite di poco nella roccia calcarea sottostante. Fino a che, nei primi del 1900, non venne costruita la rete dell’acquedotto Pugliese, la popolazione si serviva di cisterne private, esistenti sotto le abitazioni, e di quelle poste in luoghi pubblici.
Nel febbraio 1997 e’ stato effettuato, dal “Gruppo Puglia Grotte”, un rilievo topografico di una cisterna, ubicata in Piazza Gramsci. Tale cisterna ha una profondita’ massima di 9 metri ed e’ facilmente accessibile e visionabile attraverso l’apertura di un tombino. Attualmente non si hanno a disposizione altri dati sull’esistenza di cisterne all’interno del centro storico, ne’ si sa se quelle esistenti furono riempite una volta cessato il loro utilizzo;
D) cantine private:
nel centro storico di Capurso si osservano, spesso, in corrispondenza dell’uscio delle abitazioni, le grate per a presa d’aria dei vani interrati. Essi sono scavati interamente in calcarenite e, localmente, in parte, in calcare.
Le cantine ispezionate si sviluppano, per una profondita’ complessiva di 4-5 metri, su livelli sovrapposti. La volta al di sotto del piano di calpestio delle abitazioni, ha forma a botte ed e’ costituita da conci di “tufo calcareo”. Il livello piu’ basso presenta la volta in calcarenite, che, spesso, si sviluppa al di sotto del piano stradale a partire da 1-2 metri di profondita’. In occasione di intensi eventi piovosi o di perdite acquedottistiche e fognarie, dalla volta in calcarenite percola acqua che provoca, in alcuni casi, l’allagamento delle cantine. In tali situazioni, la calcarenite si presenta umida, decementata (perlomeno nella parte superficiale) e lesionata. Le fratture che interessano la volta le pareti sono, in alcuni casi, molto marcate e aperte. In passato sono state eseguite operazioni improvvisate di “consolidamento” della volta e delle pareti calcarenitiche con l’utilizzo di leganti nelle parti piu’ ammalorate e decementate. Le cantine sono interrotte dalla presenza di muri in conci di tufo. Questi disposti perpendicolarmente a pilastri di roccia calcarenitica in posto o ad altri muri in conci, hanno funzione divisoria e, probabilmente, anche portante.